Nel Distacco di Lot da Noè un gregge di pecore è al pascolo ed il pastore, a ridosso di un monticello, dà fiato alla zampogna. In basso un secondo mandriano spinge un gruppo di bovini e di camelidi, reinventati questi ultimi con forme approssimate e fantasiose. Ma la scena che ha colore locale più schietto è nella famigliola del contadino che a piedi sembra tornare dai campi, a sera, tenendo a guinzaglio l'asino, caricato della sua donna con due bambini. Segue un'altra giumenta con in groppa tre fratelli, comandata dalla voce dell'uomo che la segue, mentre un massaro, anch'egli a cavallo, dà ordini ai famigli che l'attorniano.      L'episodio del distacco del patriarca dal nipote Lot nell'economia dell'insieme bucolico è quasi un inserto e l'abbraccio affettuoso è argutamente confortato dai due palafrenieri che frenano l'impazienza delle bestie già bardate e scalpitanti.
Altre gustose annotazioni, traslate dalla realtà quotidiana o dal mondo contadino, si insinuano nell'austerità del Sacrificio di Abramo. Due servitorelli, seduti sul ripiano della roccia, dopo aver legato l'asino ad un piolo piantato per terra, si contendono la botticella dell'acqua, tolta dalla bisaccia che è accanto.
Altrove sono felici carature emotive a caratterizzare la trepidazione di Sara mentre il cieco Abramo benedice Giacobbe, entro il solito cubicolo, oppure la sollecitudine tutta materna della stessa che sull'uscio di casa si congeda dal figlio che fugge mentre Esaù appresta al padre, che ricusa, la nuova pietanza. 

      La Costruzione dell'Arca o della torre di Babele ci documenta sulle fasi di lavoro vuoi di carpenteria che di muratura. E vi sono operai alla ruota dell'argano, capimastri che sovrintendono, fabbricatori che su ponti volanti allineano ed assettano mattoni, mentre arrivano a spalla mastelle di calce che si impasta a piè d'opera.

 

 

Una fantasia più spiritosa che truce ispira talune scene drammatiche come L'incendio di Sodoma, vulgata in castello angioino: lingue di fuoco esplodono come ciuffi ribelli di parietaria dai giunti delle pietre e il fumo si traduce in lapilli proiettati in cielo al pari di fuochi d'artificio. E così anche L'uccisione di Abele ove, col sangue che schizza dal capo sotto la randellata di Caino, in traiettoria verso l'alto sale al cielo l'animula.
Tutto si svolge all'insegna dei buoni sentimenti, con semplicità e naturalezza. Tutto è familiare. Ne Il matrimonio di Giacobbe con Rachele il buon Labano, entro le mura domestiche, congiunge le destre degli sposi, entrambi in abiti feriali. E la Lotta con l'angelo di Giacobbe si traduce in un abbraccio bonario e festoso.
Per paradossale nostalgia del passato riappare una scala gerarchica (traduzione in campo profano di quella teologica) con dimensioni riduttive per figure o personaggi minori, ed è un modo per differenziare i ruoli del racconto. Soluzioni altrettanto arcaiche sono quelle scatole cubiche aperte sul davanti a mostrare scene di interni domestici.
L'urgenza del racconto spesso ha tono di favola e vi concorre quel paesaggio lunare con rocce silicee a balze seghettate e gli azzimati damerini e le pulzelle ritrose che recitano in abiti aggiornati al '400: le donne con veste lunga ad alto cinto ed uno scialle che avvolge loro il capo come un turbante e scende sul fianco con un lembo o avvolge il collo a mò di soggolo, gli uomini tutti con giubbotto, gonnellino e calzabrache e, per copricapo, zucchetti e berrette o cappucci a becco.
La scarna letteratura che finora si è esercitata sull'autore degli affreschi biblici concorda nel ritenerlo di estrazione locale, con educazione miniatoria, formatosi in una cultura tardo odorisiana. Si sono citate per possibili influenze gli affreschi di Sant'Angelo a Rovescanina, riconosciuti a Perinetto da Benevento, ed in più il complesso di Santa Caterina a Galatina che offriva spunti culturali marchigiano-pugliesi-partenopei. E la datazione è stata fissata alla seconda metà del '400 (11) .
A noi preme, invece, far notare quanto finora è stato trascurato, e cioè stranissime analogie e puntuali coincidenze istituibili fra l'ignoto autore degli affreschi dell'Antico Testamento e le opere di Nicola da Novasiri.
La maschera facciale di Caino nella scena del Rimprovero dell'Eterno è sovrapponibile al San Francesco in Estasi. La roccia che nella stessa scena si avvita in alto, sfaldata ed a ripiani, la si ritrova identica nell'Estasi. Le aureole dorate dell'Eterno, degli angeli e dei patriarchi sono simili nei punzoni e nelle raggiere a quelle dei santi francescani e dello stesso San Francesco. L'ampia caduta del manto nell'Eterno ed in Giacobbe che redarguisce il piccolo Giuseppe, dopo il sogno dei covoni, ha eleganze e finezza quasi senesi e le stesse cadenze con altrettanto decoro si ritrovano nel comporsi mollemente a terra delle pieghe del saio di San Francesco e delle tonacelle di San Lorenzo e San Ludovico. Per quest'ultimo la morbida matassa dei capelli richiama le capelliere a damerino dei parenti di Noè, che attendono di entrare nell'Arca.