La Chiesa di San Donato - Pagina 3

 

 

delle campate successive vi sono episodi della “Genesi”, nella parte della terza campata è dipinto “San Francesco che distribuisce la regola agli Ordini" e al di sopra si vede una "Pietà": nei pilastri sono dipinti i Santi dell'Ordine, tra i quali San Bernardino e San Luigi di Tolosa, mentre, nei peducci delle vele sono raffigurate le Sibille e le Virtù. Negli episodi della Creazione il Padre Eterno, in una mandorla sorretta dagli angeli, si mostra severo nella calma del gesto e nella "fissità arcaicizzante"; nelle storie di Noè l'artista, utilizzando toni di favola, inserisce scene della semplice vita quotidiana del tempo.

 

 

 

 

      Studiosi quali Sabino Iusco, Nicola Tricarico fanno  notare che tra gli affreschi della terza e della seconda campata e quelli della prima vi è un netto stacco di stile e di tempi, oltre che di programmi, e si registra il subentro di almeno un nuovo pittore. La seconda fase dei lavori potrebbe essere stata determinata da un evento sismico, con danni soprattutto alla prima campata. Certo è che essa seguì, a completamento, la realizzazione degli affreschi sulle pilastrate, per i quali operò un raffinato pittore ben distinto dal livello medio del ciclo cristologico. Questi potrebbe essere Nicola da Novi originario di Novi Velia (SA). Ciò fa presupporre che Nicola da Novi inizio l’affrescatura, la interruppe, si perfezionò altrove, e venne a finirla dopo gli interventi di Antonello Palumbo di Chiaromonte sul Sinni. Queste considerazioni convergono sull’ipotesi che l’affrescatura dell’Antico Testamento sia iniziata intorno al 1506, lo stesso Nicola da Novi in una fase iniziale della sua carriera. L’interruzione del ciclo biblico, da addebitarsi probabilmente a trauma sismico, avrebbe determinato l’intervento di Antonello, individuabile nel ciclo cristologico, tra il primo ed il secondo decennio del secolo. Con il successivo ritorno di Nicola, all’inizio del terzo decennio, si sarebbe infine affrescata sui pilastri la serie dei santi francescani

 

     

 

      La semplice facciata della Chiesa dal frontone triangolare è allineata con quella del convento da un unico cornicione a costituire una sola ampia superficie; un portale

 

d'ingresso del XVII sec. con una coppia di finestre ovali (chiuse durante gli ultimi lavori di restauro eseguiti nel 2002), sottolineano la facciata; il campanile, costruito a fianco

 

del presbiterio, è a tre livelli con due ordini di monofore a cuspide terminale.    

 

     

 

      Il Convento che dal 1605 ospitava Padri Francescani Osservanti, subisce profonde modifiche dopo la soppressione degli Ordini religiosi, voluta dal neo governo italiano, il 7 luglio 1866, soppressione che lo fece passare al Comune, il quale lo gestì tramite un economo curato, facendosi pagare dal clero locale una retta annua di 350 lire. Si tentò, anche, di trasformarlo in ospedale di cura di mendicanti inabili e infermi poveri.

 

     

 

      Il sindaco Virgilio, nel 1879 decise di aprire nel convento un Asilo Comunale affidando la gestione alle suore francescane di Gesù Bambino che iniziarono a gestirlo con  quattro suore.

 

 

 

      Attualmente si sviluppa attorno ad un chiostro  quadrangolare con porticato su tre lati, ad arcate su pilastri che costituiscono l'accesso ai locali del piano terra con i servizi conventuali, ed alla zona ad uso residenziale, attraverso una scala all'interno di un locale. Nella chiesa è conservato un sontuoso altare barocco ed un dipinto della "Madonna degli Angeli" di Giovanni De Gregorio detto il Pietrafesa All’interno della chiesa è conservato un splendido esemplare di organo recentemente restaurato e  perfettamente funzionante.

 

 

 

      Il Santuario diventa subito meta di pellegrinaggi delle contadine Lucane. Esse individuano nel Santo Vescovo di Arezzo l’unico in grado di guarire i loro bambini affetti da una malattia, all’epoca, molto diffusa nella regione: L’epilessia, detta “male di San Donato”. Il grande flusso continuo dei fedeli imploranti la grazia, anche con la pratica dello “strascino” (strofinare la lingua per terra) dal sagrato alla statua di San Donato, si riduce a partire dagli anni settanta del novecento, anni in cui si modificano anche diverse manifestazioni devozionali.

 

      Erano soprattutto i bambini ad essere portati a lui dal quale si pretendeva la grazia di guarigione in nome di quello stretto rapporto psicologico esistente tra figlio e madre e che quest’ultima trasferiva sul Santo. Per questo motivo il nome di Donato è uno dei più diffusi in Basilicata assieme a quello di Antonio e Rocco.

 

 

 

 

Il complesso religioso  è circondato  da  un meraviglioso  ed antico giardino all’interno del  quale  si possono ammirare esemplari  di  alberi  rari  e  secolari e  dei meravigliosi  disegni  floreali ricavati  da  bellissime siepi.

 

 

 

 

 

     

Ricerche di Michele Disabato